Perchè un’Associazione

Spirituale viva

SEMINARIO SOLARE ASSOCIAZIONE CASTALIA

Perché un’Associazione Spirituale viva.

Care Amiche, cari Amici,

l’epoca che stiamo attraversando, oltre che da avvenimenti epocali, è segnata dall’accentuazione di una tendenza psichica che investe profondamente la qualità dei rapporti interpersonali: lo smisurato accrescimento delle forze dell’ego.

Questa linea di tendenza generale ha una causa metafisica ben precisa. Essa altro non è che la conseguenza di un processo sovrasensibile di ben più vasta portata, il cui inizio risale a diversi secoli fa e che consiste nell’affermarsi nella sfera umana delle forze dell’autocoscienza individuale. Un tale processo, mira non solo ad elevare il livello di discernimento dell’umanità e la sua capacità di decidere e di autodeterminarsi autonomamente, ma anche di emanciparla dalla saggezza cosmica che, fino ad una certa epoca, ne ha guidato le scelte ed i destini in maniera molto più marcata rispetto ad oggi.

Ma anche questo progetto cosmico, che nei suoi esiti finali dovrebbe culminare nella piena realizzazione dell’ideale di libertà, come tutti gli altri progetti cosmici predisposti per l’umanità, mentre da un lato mira a favorirne l’evoluzione spirituale, dall’altro comporta un inevitabile rovescio della medaglia. Con l’accrescersi delle forze dell’autocoscienza dell’io, parallelamente va sviluppandosi anche la tendenza all’accentramento nella propria individualità terrestre. Il sentirsi profondamente radicati nel culto della propria personalità, venerata come valore assoluto ed intangibile, indirizza le forze della coscienza dell’io nella direzione di tenere sé stessi in tale alta considerazione da reputarsi il centro del mondo. Trattandosi di una tendenza di carattere generale, essa non può non sfociare in forme di conflittualità diffusa, oggi divenuta la nota dominante delle relazioni umane, che risuona nei dissidi, nelle rivalità, nelle polemiche, nelle diatribe verbali che, se non degenerano nell’esplicita avversione personale, comunque covano subdolamente nel risentimento inconfessato.

Si assiste così alla frammentazione dei rapporti interpersonali, che nel nostro tempo si instaurano e si dissolvono nella durata di un respiro, non più sostenuti e cementati da quel formidabile collante un tempo assicurato dal riconoscesi membri solidali di una comunità famigliare, parrocchiale, confessionale, paesana o patriottica e nazionale. Sarebbe problematico stabilire se sia stata la crisi dei valori famigliari, religiosi o patriottici a causare la disgregazione delle comunità da esse improntate o se sia stato l’anzidetto processo di progressiva affermazione delle forze dell’io individuale a far entrare in crisi quegli stessi valori. Quali che possano esserne le cause accertabili, il dato di fatto sicuro è che, in questo scenario, ove l’opinione personale viene assurta a valore di verità assoluta, impresa disperata appare quella di mettere d’accordo un numero sia pur esiguo di persone intorno ad un’idea condivisibile.

E se mantenere integra ed armoniosa un’aggregazione umana radunata in forme di associazionismo profano, presenta un certo grado di difficoltà, quest’ultimo cresce con indice esponenziale, man mano che dal settore politico, confessionale, artistico, sportivo o ludico, ci si sposta nel campo che più ci interessa: quello che converge nella comunità spirituale.

E’ più difficile, perché è proprio la comunità spirituale ad essere maggiormente esposta all’attacco dello spirito dell’avversione, specialmente se è momentaneamente riuscita a realizzare il compito più arduo: quello della fraterna ed autentica concordia. E mentre alcune associazioni profane non hanno da temere incursioni disturbatrici da parte dello spirito dell’avversione, poiché, per le modalità del loro associarsi ne riscuotono il plauso e l’assenso, ed altre ancora lo accolgono e vi convivono, dando lo spettacolo deprimente di competizioni, gelosie, colpi a tradimento, maldicenze e complotti reciproci, un’associazione spirituale deve sempre mantenere alta la sorveglianza con una responsabile autoeducazione ispirata ai principi in cui crede.

E’ sufficiente concedere all’insidioso spirito dell’avversione, un minuscolo spiraglio in cui insinuarsi, affinché la comunità umana che il giorno prima si mostrava apparentemente unita da intesa ed affiatamento ispirati dallo Spirito, si trasformi un’arena in cui ci si affronta selvaggiamente in uno scontro senza scrupoli e senza esclusione di colpi. E non si reputi esagerato questo giudizio, poiché l’esperienza può insegnare a chiunque vi sia implicato, che la misera fine di una miriade di gruppi spirituali, nati e cresciuti all’insegna delle più rosee aspettative, troppo spesso si consuma tra velenose esalazioni di rancore ed esplosioni di insospettata aggressività.

Superfluo e niente affatto proficuo sarebbe occuparsi delle ragioni che scatenano queste squallide eruzioni della natura belluina umana, poiché quelle che covano sotterraneamente, sapientemente alimentate dallo spirito dell’avversione, sono facilmente intuibili. Piuttosto, più edificante sarebbe, in questo campo, esaminare ciò che tiene insieme nella luce dello Spirito, anziché ciò che divide e che disperde in omaggio al suo acerrimo nemico. La nostra attenzione si dovrebbe concentrare più sulla collocazione, sul senso e sul possibile ruolo che sarebbe suscettibile di rivestire, nella nostra epoca, un’esperienza di carattere comunitario condivisa intorno ai temi della spiritualità, come la nostra.

Ad un tale compito adempie egregiamente il contenuto di una monografia dal titolo “Perché un’Associazione Spirituale viva”, che desidererei proporre alla Vostra meditazione, a motivo dal contributo di arricchimento interiore e di illuminante chiarezza fornito da questo documento in riguardo ai motivi ispiratori, alle forme organizzative esteriori ed alla vita interiore che dovrebbero animare l’esperienza di una comunità spirituale.

Lo scritto riesce a mettere bene a fuoco, con acuta obiettività e rara lucidità di pensiero, le cause profonde, talora indecifrabili e recondite che determinano sia la nascita, la crescita e la maturazione di un’esperienza spirituale comunitariamente condivisa, sia il suo esaurirsi, il suo naturale estinguersi, o per altri versi, il suo prematuro fallimento: cause riconducibili a fattori che sfuggono inevitabilmente ad un esame superficiale delle apparenze. Inoltre, fornisce indicazioni anche in merito alla vera natura delle forze propulsive che dovrebbero alimentare la vita interiore e plasmare le forme organizzative esteriori di una comunità umana che, per connotati, obiettivi e finalità, si discosta notevolmente da quelli che sono i presupposti che informano le associazioni di carattere profano: siano esse politiche, culturali, artistiche, economiche, sportive, ecc.

La considerevole valenza istruttiva implicita al documento, ci offrirà la possibilità di ricavare da esso suggerimenti utili ad acquisire un più elevato grado di consapevolezza sul significato e sul valore che il personale contributo individuale di ognuno può assumere in seno all’azione complessiva esercitata in una comunità spiritualmente orientata: azione visibile, ma, soprattutto ed essenzialmente, invisibile. Sarà questo il tema del nostro prossimo incontro, così gravido di frutti interiori.

Dopo la parentesi estiva ed in considerazione delle condizioni climatiche più favorevoli, sarà il caso di tornare, dunque, a riunirci il prossimo

Sabato 9 Settembre 2017, alle ore 17,00 presso il Centro di Via Napoli, 329/L (nei pressi del palazzo della Telecom, quasi ad angolo con Via Tommaso Fiore).

Nell’aspettativa di rivederVi, come sempre, partecipi e numerosi, Vi giunga affettuoso l’abbraccio del Vs. Michele.