Il pensiero libero dai sensi

(1^ parte)

SEMINARIO SOLARE ASSOCIAZIONE CASTALIA

Il Pensiero libero dai sensi (1^Parte).

Care Amiche, cari Amici,

di fronte agli insegnamenti che la scienza spirituale ci rivela in ordine ad
argomenti come la costituzione occulta dell’uomo, la configurazione del
mondo animico e spirituale, gli eventi relativi alla vita dopo la morte, gli
esseri delle regioni elementari, le metodologie di sviluppo spirituale e via
discorrendo, solitamente si assumono due distinti atteggiamenti mentali,
polarmente opposti tra loro. Il primo è quello dello scettico, portato a
considerarli un cumulo di fantasiose congetture, completamente destituite di
ogni fondamento ed a respingerle pregiudizialmente. Il secondo atteggiamento
si predispone ad accettarle come plausibili, presagendone l’attendibilità.
Un’attendibilità indimostrabile con le ordinarie metodologie d’indagine, ma
che, comunque, è suscettibile di essere convalidata alla luce di facoltà
cognitive da sviluppare con opportune discipline.

Ci sarebbe da interrogarsi sulle ragioni profonde che inducono a
riconoscersi nell’una o nell’altra delle due posizioni sopra menzionate. Le
ipotesi che possono prestarsi a fornire una soddisfacente spiegazione delle
reali motivazioni della scelta che viene fatta in proposito, sono
innumerevoli e possono appellarsi alle cause più disparate: ereditarietà,
educazione infantile, disposizioni interiori innate, vissuto personale,
inclinazioni caratteriali, complessi subconsci, esperienze pregresse
risalenti ad esistenze anteriori, ecc.

Tuttavia, in questo insieme più o meno eterogeneo di supposizioni, si
trascura un elemento che difficilmente si presta ad essere individuato, se
non si dispone di raffinate qualità intuitive. E proprio perché di non
agevole individuazione da parte del giudizio comune, per poterne comprendere
la reale natura, è opportuno ricorrere ad un esempio ricavabile
dall’esperienza corrente.

Quando i nostri sensi fisici ricevono dal mondo esteriore le percezioni di
oggetti e di eventi, esse s’imprimono in maniera indelebile in
quell’inesauribile contenitore d’immagini che è la memoria. Nel corso
dell’esistenza, molte di quelle percezioni sono destinate a sedimentare per
sempre nei substrati mnemonici, senza mai riemergere. Altre che, invece,
hanno suscitato in noi impressioni più intense, periodicamente possono
riaffiorare come ricordi capaci di rievocare gli stessi stati d’animo
suscitati al tempo in cui furono vissute. Ebbene, qualcosa di analogo ad un
vago ricordo, è quello che investe la coscienza di superficie, quando essa
apprende di realtà, di eventi e di fenomeni che, non appartenendo alla
dimensione fisica, non possono essere stati oggetto di percezione
sensoriale, ma si sono svolti su piani di esistenza sovrasensibili. Se si
pone la debita attenzione a quello che si avverte interiormente quando si
presta ascolto all’esposizione degli anzidetti insegnamenti comunicati dalla
scienza spirituale, ci si accorgerà che la sensazione provata è molto simile
a quella che si sperimenta quando qualcuno ci riferisce di esperienze che ci
riguardano personalmente, compiute anzitempo e dimenticate da tempo. A
questa prima impressione, solitamente segue una sorta di tacito e convinto
assenso nei confronti delle verità apprese: “Sento che tutto questo è vero,
perché mi appartiene”. E non si tratta affatto di un’impressione
ingannevole, a maggior ragione se insorge in maniera immediata e spontanea,
poiché effettivamente quello che sembra un retaggio di conoscenze
proveniente da chissà quale remota regione del cosmo, lontana nel tempo e
nello spazio, altro non è che sostanza spirituale vivente depositata nei
recessi dell’anima, in attesa di germinare nella coscienza. Anzi, è lo
stesso pensiero che concepisce questo germinare a custodire in sé, allo
stato potenziale, la qualità che lo fa risalire alla coscienza di
superficie, come intima consapevolezza di qualcosa di cui si ha familiarità
già da tempo e di cui non ci si era mai accorti. Ecco spiegata la disparità
di atteggiamenti mentali assunti nei confronti delle verità enunciate dalla
scienza spirituale. C’è quello di chi ancora serba in sé il vago
presentimento di una conoscenza spirituale che attende l’occasione propizia
per ridestarsi come se fosse un ricordo. E c’è quello di chi, invece, ne ha
quasi completamente smarrito la memoria e gli s’impone il compito di
recuperarla attraverso esperienze, talora straordinarie e traumatiche,
approntate dal karma individuale.

Questa particolare proprietà insita nel pensiero di partorire il ricordo di
insegnamenti spirituali dimenticati e che giace in seno ad esso solo come
mera potenzialità, viene attivata con il realizzarsi di una condizione
fondamentale: quella di emanciparsi dal condizionamento esercitato dal
dominio dei sensi. Fino a quando la facoltà pensante è relegata alla sua
funzione di concepire idee subordinate alle percezioni sensoriali, le sue
potenzialità spirituali rimangono confinate nell’ambito dell’intellettualità
razionale. Quando, invece, si abitua a frequentare e ad elaborare un ordine
di idee che scaturisce dagli insegnamenti della scienza spirituale, ecco che
i vincoli che lo relegano alla sfera sensoriale progressivamente si
allentano e, nel contempo, si trasforma nel più efficace strumento
d’indagine delle regioni sovrasensibili di cui quegli insegnamenti rendono
conto verace. Il pensiero ordinario, mutando radicalmente di natura, si
candida a trasformarsi in qualcosa di molto diverso.

Diventa “pensiero libero dai sensi”.

Fino al momento il cui il ricercatore spirituale, con l’assiduo esercizio
della disciplina spirituale, non sarà giunto ad acquisire le facoltà che gli
consentono di ottenere un’esperienza diretta e vivente dei mondi superiori,
è a questa forma di pensiero che deve appellarsi per averne una chiara,
lucida e trasparente cognizione e per valutare criticamente l’attendibilità
di quanto gli viene rivelato di quei mondi. A tale riguardo, non si può che
condividere il seguente giudizio formulato da Sri Aurobindo, a condizione di
identificare ciò che qui viene inteso per “intelletto” con il “pensiero
libero dai sensi”:

“Di per sé, l’intelletto non è capace di metterci in contatto con la realtà
spirituale concreta, ma può contribuire formulando mentalmente la verità
dello Spirito in modo da spiegarla alla mente”[1]

Essendosi svincolato dalla vita dei sensi, il “pensiero libero dai sensi” è
parimenti affrancato dagli influssi che i processi organici in atto nel
corpo fisico materiale esercitano, di solito, sul pensiero ordinario.
Infatti, quest’ultimo per il fatto di essere un prodotto della cerebralità,
risente di tutti effetti derivanti dai dinamismi fisiologici in atto nella
sostanza nervosa: dinamismi essenzialmente connessi alla vita biologica. In
virtù di tale connessione con la corporeità, si può affermare che ogni
attività intellettuale, per quanto nobilitante ed eccelsa possa apparire, in
realtà ad altro non si riduce che ad una ripercussione nella sfera mentale
di processi biologici che si svolgono nelle profondità del nostro organismo.

Di tutt’altra natura sono le influenze che vanno ad incidere nell’intima
essenza del pensiero, quando esso muta di polarità e si orienta in direzione
opposta a quella della vita corporea, quando, cioè, coltiva assiduamente la
qualità del “pensiero libero dai sensi”. Queste influenze sono strettamente
correlate con il mondo sovrasensibile e, quando investono l’attività
pensante, esse si traducono nei principi ideali ispirati alla conoscenza
spirituale. Fra i principali compiti che incombono sulla ricerca spirituale,
primeggia quello di portare a coscienza queste influenze. Occorre accorgersi
che ogni atto di pensiero matura in seno a tali influenze e che esse recano
impresse in sé stesse la matrice spirituale da cui originano. In virtù di
tale superiore consapevolezza e man mano che sempre più ci si abituerà a
compenetrarsi dei principi ideali ispirati alla conoscenza spirituale, si
affermerà una nuova esperienza interiore. Il flusso dei pensieri, prima
diretto dalla volontà soggettiva che s’imponeva dispoticamente dettando la
concatenazione delle associazioni mentali, ora segue un andamento
completamente autonomo ed indipendente da qualsiasi elemento volitivo
personale. Nella più completa calma interiore e neutralizzando sul nascere
ogni impulso volitivo, il ricercatore spirituale, contemplerà una sequenza
di pensieri che non ha più alcuna relazione con le impressioni provenienti
dal mondo esterno fisico-sensibile, ma che sembra sgorgare da una fonte
interiore, fino a quel momento completamente ignorata.

Quella modalità di pensiero libera dai sensi esisteva già nell’anima, allo
stato di potenzialità inattuata, prima che si manifestasse come puro
principio ideale e, silente, attendeva l’atto della sua liberazione.

Data la complessità e la vastità dell’argomento, nel nostro prossimo
incontro, inizieremo a sviluppare insieme questo primo assieme di aspetti
correlati al “pensiero libero dai sensi”, riservandoci di affrontarne gli
ulteriori nelle sessioni successive. Al termine del ciclo di incontri ad
esso dedicati, dovremmo poter disporre di materia sufficiente ad una visione
compiuta di questo fondamentale capitolo della scienza spirituale.

Pertanto, Vi invito, con la consueta confidente aspettativa, a partecipare
ai nostri prossimi incontri che si terrà:

Sabato 15 Luglio, alle ore 17,30 presso l’abitazione del nostro caro amico
Gianni Pepe in Via Giovanni Gentile, 94 – Complanare est direzione Torre a
Mare – Complesso residenziale “I Giardini d’Oriente”, accanto all’Oasi
Francescana.

Per coloro che avessero necessità di ulteriori indicazioni su come
raggiungere il luogo convenuto, può chiamarmi al 349/5554714.

Vi abbraccia affettuosamente il Vs. Michele.