Le entità del mondo immaginativo

(3^Parte)

SEMINARIO SOLARE ASSOCIAZIONE CASTALIA

Le entità del mondo immaginativo (3^Parte).

Care Amiche, cari Amici,

con il prossimo appuntamento, confidiamo di completare la trattazione
riservata alle entità del mondo immaginativo ed elementare. Da quanto è
stato detto in proposito negli ultimi due incontri, ci si è potuti rendere
conto di quanto poliedrica e multiforme sia la “popolazione” che anima quel
mondo. Di una tale estensione e vastità da rendere praticamente impossibile
formularne una classificazione dettagliata, compiuta ed esaustiva. Tuttavia,
allo scopo di disporne di una visione d’assieme, almeno sommaria, tenteremo
nel seguito di abbozzarne una mappatura di massima, che ci servirà ad
orientarci nel fitto ed affollato labirinto del mondo immaginativo ed
elementare.

Gli esseri del mondo elementare, come abbiamo visto, si suddividono in due
distinte categorie:

–      gli esseri che in quel mondo sono originati;

–      gli esseri che, invece, non essendo originari di quel mondo, vi
stazionano occasionalmente ed in via del tutto transitoria. In quest’ultima
categoria si deve aver l’accortezza di annoverare, oltre agli esseri
provenienti da altre regioni sovrasensibili, anche “presenze” eteriche
provenienti dalla nostra dimensione fisico sensibile, che menzioneremo nella
successiva schematizzazione.

A questa prima classificazione occorre associarne una seconda, che suddivide
le entità appartenenti alla prima specie in due sottospecie derivate:

–      le entità che non abbandonano mai la loro patria originaria;

–      le entità che, incalzate dalla tendenza a sconfinare oltre i limiti
del mondo immaginativo, invadono altre dimensioni, talvolta estranee ed
incompatibili con la loro intima natura.

Volendo configurare in uno schema sintetico quanto sopra esposto, avremo la
seguente prima sommaria classificazione.

1.   Esseri che sono originari del mondo immaginativo:

a)   Permanentemente stanziali;

b)   Occasionalmente migranti in altre dimensioni.

2.   Esseri che non sono originari del mondo immaginativo:

a)   Entità provenienti dai mondi spirituali superiori che si rivestono
provvisoriamente di etericità;

b)   Entità delle gerarchie angeliche provviste di un corpo eterico proprio;

c)   Corpi eterici dei Maestri spirituali umani disincarnati;

d)   Corpi eterici degli Illuminati, dei Santi e degli Iniziati ancora
incarnati;

e)   Corpi eterici dei membri delle confraternite contro-iniziatiche (maghi
neri), incarnati e disincarnati;

f)    Concezioni e forze del pensiero, del sentire e della volontà
proiettate nella sostanza eterica, che si manifestano in forma di immagini;

g)   Cadaveri eterici abbandonati dagli esseri umani disincarnati.

Alla schiera degli esseri originari del mondo immaginativo, permanentemente
stanziali (1.a), appartengono tutte le entità elementari che presiedono,
guidano e sovrintendono invisibilmente a tutti i processi ed ai fenomeni dei
regni naturali, suddivisi nei loro quattro stati elementari: Terra, Acqua,
Aria, Fuoco. Ricorderete che nei nostri precedenti incontri, abbiamo appreso
a familiarizzare con le designazioni più note di alcuni di loro: Gnomi,
Nani, Coboldi, Ondine, Ninfe, Nereidi, Naiadi, Silfidi, Salamandre, Elfi,
Unicorni, Folletti, Fate, Fauni, Satiri, Troll, Goblin, Orchi, ecc. L’elenco
è solo provvisorio e non ci illudiamo che finisca qui, tanto sterminate ed
incommensurabili sono le legioni di esseri che rientrano in questa
particolare casistica. Comunque, per quanto immensa ed incalcolabile ne sia
la consistenza, tutti questi esseri condividono indistintamente un
denominatore comune: quello di essere dotati di un’intelligenza limitata
all’espletamento della funzione per la quale sono stati concepiti. Si vuol
dire che un essere elementare connaturato all’elemento acqua come l’Ondina,
ignora completamente l’esistenza di qualsiasi altro stato della materia che
non sia quello acqueo, né potrà mai concepire o presentire condizioni di
esistenza al di fuori di oceani, laghi, fiumi, torrenti, cascate, ecc. La
sua coscienza pensa sente e vuole, solo e soltanto acqua. Al di fuori di
questo elemento si estingue la sua vitalità, né sarebbe sensato postulare
una sua ipotetica sopravvivenza in ambienti non sostanziati di acqua.

Altrettanto smisurata e debordante è la schiera di esseri del mondo
immaginativo che, al contrario dei permanentemente stanziali, desiderano
ardentemente di sconfinare oltre la sfera immaginativa, per irrompere in
altre dimensioni dell’essere (1.b). Esse provano un desiderio incontenibile
e smodato di proiettarsi in condizioni di esistenza che reputano appetibili
ed in grado di soddisfare la loro sete di vita. Osservata dal nostro punto
di vista di abitanti della dimensione terrestre, questa categoria di esseri
si è meritata la qualifica, niente affatto ingiustificata ed arbitraria, di
“irregolari”, a causa degli effetti negativi provocati nella nostra sfera di
esistenza dalla loro azione deteriore e corrosiva. Abbiamo avuto l’occasione
di discorrerne diffusamente nel corso dei nostri precedenti incontri e ci si
è resi conto di quanta poca casualità si debba ravvisare in tanti accidenti
poco gradevoli in cui quotidianamente incappiamo e che sono riconducibili a
queste scomode presenze. La schiera di queste entità è suscettibile di
un’ulteriore suddivisione, in base al canale preferenziale prescelto per
invadere illecitamente la dimensione in cui dilagano.

1.b.bis. Esseri “irregolari” che s’insinuano ed impiantano residenza nelle
creazioni della tecnologia (congegni meccanici, condotte idrauliche e del
gas, apparecchiature elettriche, apparati digitali, ecc.);

1.b.ter. Esseri “irregolari” che eleggono l’anima umana a veicolo delle loro
incursioni e vi bivaccano da veri e propri parassiti. Tutte le manie, le
ossessioni, i deliri, insomma tutta la fenomenologia psichica che
odiernamente costituisce il settore di studio della psichiatria e della
psicanalisi, trova nell’influsso di questa precisa categoria di entità
elementari la sua causa sottile ed imponderabile.

Ora è di fondamentale importanza, chiarire una questione che riguarda questa
categoria di esseri elementari. Innanzitutto, è assolutamente privo di
fondamento formulare giudizi di ordine morale in merito alla natura ritenuta
“malefica” degli esseri elementari che abbiamo convenuto definire
“irregolari”. Tutti gli esseri elementari, compresi questi ultimi, non sono
né buoni, né cattivi. E se si ravvisa una innegabile “nocività” degli esseri
elementari “irregolari” nei nostri confronti, essa non è imputabile ad una
loro congenita malignità, ma solo al fatto che quando esorbitano in domini
che non gli appartengono, incalzati dalla brama di penetrarvi, la loro
stessa presenza si rivela incompatibile con gli equilibri del mondo che
invadono. Un paragone ci può servire di aiuto per capire. Una sostanza
chimica corrosiva come l’acido solforico, dissolve tutto ciò che viene a
contatto con essa. Per questa sua proprietà distruttiva, sarebbe insensato
attribuire all’acido solforico una natura malvagia. Malvagia ed iniqua non è
la sostanza di per sé stessa, quanto la volontà che la impiega scientemente
a scopo distruttivo. Artefice di questa volontà non è l’acido solforico, ma
la mente che concepisce l’utilizzo delle sue proprietà chimiche per arrecare
del male. Ebbene, le entità elementari “irregolari” sono paragonabili
all’acido solforico quando, impropriamente, ne vengono sfruttati in maniera
deleteria gli intrinseci poteri distruttivi. A questo punto ci si potrebbe
interrogare sull’identità di questi “artefici”. La risposta a questo
interrogativo richiederebbe uno sviluppo che non può trovare lo spazio che
gli servirebbe in queste note. Tuttavia, ci basti sapere che i sapienti
manovratori delle entità elementari “irregolari”, sono esseri appartenenti
alle Gerarchie Spirituali Superiori decaduti dalla loro dignità divina,
precipitati in abissali e tenebrose sfere di esistenza e dotati di un
livello di intelligenza equivalente a quello posseduto dai loro simili
rimasti nella grazia dell’Altissimo. Un livello di intelligenza di gran
lunga superiore a quello di cui sono dotati i loro ignari strumenti
elementari. Ci troviamo ora in un contesto che fornirebbe soddisfacenti
spiegazioni a ciò che sta sconvolgendo attualmente il nostro pianeta. Ma, lo
ripeto, insistere ulteriormente su questo particolare aspetto della
questione, ci esporrebbe al rischio di trattarla in maniera incompleta e
superficiale. Ragion per cui ci asterremo dal farlo in questa sede.

Un’ulteriore classificazione può essere formulata, non tanto sulla base di
specificità funzionali o tipologiche, quanto in relazione alla durata del
ciclo di vita assegnabile ad ogni singolo essere elementare. Ovviamente,
data la sostanza eterica di cui sono composti questi esseri, sarebbe erroneo
applicarvi gli stessi parametri di valutazione temporale tributabili agli
esseri viventi terrestri composti di materia minerale. Nella dimensione
immaginativa, come si è dimostrato nel corso dei nostri incontri, il tempo
assume una valenza completamente diversa da quella assunta nello spazio
tridimensionale. Pertanto, asserire che la vita di un essere elementare dura
un secondo o un millennio, è altrettanto assurdo quanto affermare che le
note musicali sono soggette alla forza di gravità. Ad ogni dimensione
dell’essere è relativo il suo proprio e specifico assieme di leggi e sarebbe
fonte di grave confusione assolutizzarne il valore, estendendolo
indiscriminatamente a tutte. In base a tale incontestabile principio,
sarebbe più appropriato valutare il decorso dell’esistenza di un essere
elementare, non secondo misure di tempo terrestri, ma in termini di durata
equivalente, in quel mondo, ad un intervallo temporale nel nostro. Gli
esseri del mondo immaginativo non sono soggetti alle leggi di nascita,
crescita, declino e morte che caratterizzano la vicenda esistenziale degli
esseri viventi terrestri, condizionata dal trascorrere del tempo. In quel
mondo il tempo non scorre e, pertanto, nulla di quel mondo è soggetto a
nascita e morte, ad un inizio ed una fine, ma ad una perenne ed incessante
trasformazione. La cessazione dell’esistenza di un’entità del mondo
immaginativo coincide con l’inizio dell’esistenza di un’altra la cui forma,
fisionomia, sembianza e funzione è il risultato della metamorfosi della
precedente.

E’ solo sulla base di questi presupposti che è possibile postulare una
varietà pressoché indefinita di esseri classificabili in base alla durata
del loro ciclo esistenza. Essi possono essere compresi in una serie alle cui
estremità troverebbero la loro congeniale collocazione gli Effimeri, la cui
vita si consuma nella durata equivalente ad un respiro, ed i Perpetui, forme
eteriche la cui metamorfosi assume durata indefinita.

In base a quanto è stato esposto fin qui, sarebbe insensato nutrire la
pretesa di aver esaurito la materia , perché sicuramente tanto ci sarebbe
ancora da rivelare in proposito. A cominciare dalla descrizione di tutti
quegli esseri che dimorano nel mondo immaginativo ed elementare, ma la cui
presenza può essere avvertita in un campo di percezione inaccessibile alla
facoltà immaginativa umana. Rispetto a questi esseri elementari, il
ricercatore spirituale, che pure possa vantare una certa dimestichezza con
lo stato di coscienza immaginativo, si troverebbe nella stessa condizione
dello scettico incline a negare l’esistenza di qualsiasi altra dimensione,
preclusa all’ordinaria percezione sensoriale. Ulteriori conoscenze in tal
senso potrebbero esserci riferite solo da esseri non umani, capaci di
penetrare in regioni che sono inesplorabili con le facoltà sovrasensibili
potenzialmente a disposizione dell’uomo.

Come ancora infinita è la porzione degli spazi intergalattici non
raggiungibile con il più potente dei radiotelescopi fin ad ora inventati,
così anche il mondo immaginativo ed elementare contiene immense e remote
regioni che non sono alla portata del più lungimirante dei veggenti. E
chissà quale condizionante influsso questi ignoti universi esercitano sulla
nostra vita, alimentando tutti quei fenomeni ed eventi, al cospetto dei
quali non possiamo che dichiarare la nostra disarmante ignoranza.

Intanto, su quel poco che ci è concesso di sapere in proposito, tenteremo di
meditare insieme nei prossimo incontro di

Sabato 13 Maggio, alle ore 17,00 presso il Centro di Via Napoli, 329/L (nei
pressi del palazzo della Telecom, quasi ad angolo con Via Tommaso Fiore).

L’immaginazione creatrice, nelle epoche in cui gli uomini convivevano
coscientemente con gli déi, era la facoltà che ci poneva in relazione con il
mondo sovrasensibile. Il mirabile sviluppo dell’intelletto pensante,
avvenuto nel corso dei millenni, ha atrofizzato questa facoltà.
L’annichilimento della facoltà immaginativa ha interrotto il dialogo
cosciente degli uomini con gli déi. E’ compito dell’umanità del tempo
presente ripristinare questo dialogo. Perché ciò avvenga è indispensabile
tornare ad esercitare l’immaginazione creatrice con il concorso
dell’intelletto pensante. Da questa segreta alchimia dell’anima germoglierà
la facoltà di visione superiore dell’uomo dell’avvenire. Quella che si
realizzerà con la conquista dell’autocoscienza.

Possa il germe dell’autocoscienza darci la forza di tornare a vedere il
divino.

Un abbraccio confidente e fraterno dal

Vs. Michele.