Cineforum del 14 Ottobre 2017

Oltre il giardino.

Care Amiche, cari Amici,

nel nostro approccio tentato negli incontri fin qui tenuti, in merito ad una metodologia di sviluppo delle facoltà superiori dell’anima, ci si sarà accorti che spesso si è insistito sulla necessità di sforzarsi di superare un malinteso di fondo. Si tratta dell’equivoco che, istintivamente, insorge quando ci si accosta ad una via interiore fondata sulla disciplina del pensiero autocosciente e che, sovente, diventa la fonte di un pregiudizio: quello di reputarla un astruso e teorico esercizio mentale che non produce effetti concreti sulla vita pratica.

E’ un fatto sperimentato ed assodato che non appena si cominciano ad apprendere le prime notizie sulla pratica dello sviluppo spirituale fondata sul pensiero autocosciente, scatta un meccanismo mentale, alimentato dal substrato naturale ed istintivo della nostra psiche, che ci induce a giudicarla frettolosamente e superficialmente qualcosa di poco incisivo ed efficace ai fini di una concreta realizzazione interiore.

Si ha come l’impressione di trovarsi di fronte ad un inconsistente e fumoso sistema di astrazioni intellettuali, utile solo a distrarci ed allontanarci dai problemi della vita quotidiana. Solitamente, la prima valutazione che arbitrariamente si è portati a formulare intorno alla Via dell’evoluzione spirituale fondata sull’esercizio del pensiero autocosciente, è questa: “Ci vuole ben altro per rianimare le forze interiori a supporto di uno sviluppo spirituale. Ci vuole qualcosa di più radicale del nostro anemico e devitalizzato pensiero cosciente, per andare avanti”. A cui segue l’immancabile dubbio: “A cosa mi serve tutto ciò, se non mi fornisce strumenti utili a risolvere i miei problemi personali?”

Come si vede, il nocciolo duro di tale pregiudizio di aggrega intorno al convincimento che ogni pensiero orientato alla vita spirituale o adoperato come strumento di sviluppo delle forze dell’anima, a nulla mi servirebbe sul piano della vita pratica di tutti i giorni. Anzi, al contrario, mi allontanerebbe dalla realtà, trasformandomi in un visionario sognatore. E, parimenti, irrecuperabili sognatori mi appaiono tutti i sostenitori di tale Via e tutti coloro che hanno iniziato a farvi esperienze significative.

Si badi bene che sradicare un tale pregiudizio, specie in situazioni in cui viene alimentato dalla elementare necessità di procacciarsi di che sopravvivere, in contesti esistenziali connotati da indigenza materiale e da disagio sociale, si rivela impresa pressoché disperata.

Meno difficile, questo compito, si presenterebbe nei confronti di individualità che avvertono l’istanza interiore di cominciare a muovere i primi passi nella direzione di un reale sviluppo spirituale. In ogni caso, il suo superamento presuppone, comunque, un energico ed autonomo lavoro di revisione dei personali e più inveterati convincimenti.

Il fatto è che un tale processo di revisione lo si favorisce alla condizione di cominciare a praticare sul serio la Via del pensiero autocosciente. Fino a quando ci si limiterà a cervellotiche elucubrazioni su di essa, si rimarrà bloccati in una condizione di inerte passività e si favorirà il permanere inalterato dell’anzidetto pregiudizio nella coscienza, sulla quale graverà come ostacolo all’ulteriore evoluzione spirituale individuale.

I risultati “pratici” e “concreti” della disciplina del pensiero autocosciente si potranno ottenere solo applicandola e sperimentandola personalmente. Risultati che non solo non allontanano dalla realtà della vita quotidiana, ma si rivelano strumenti efficaci ed utili a comprenderla pienamente e ad orientarvisi. Risultati, inoltre, che autorizzano e legittimano un corretto giudizio sulla metodologia di sviluppo spirituale che li produce e che si rende indispensabile applicare nella vita quotidiana, come prassi corrente di un esercizio di pensiero spiritualmente orientato.

Solo con codesto costante esercizio ci si potrà rendere conto di una modalità del pensare indirizzato ad una disciplina spirituale, molto aderente alle esigenze della vita pratica. E grazie alla pratica, ci si potrà rendere conto di come un pensare erroneamente ritenuto dall’opinione dominante “concreto”, “realistico” ed “efficace”, si dimostri, al contrario, affatto astratto ed avulso dalla realtà. E che lungi dall’offrire idee originali o ispirazioni feconde atte alla risoluzione dei molteplici problemi dell’esistenza, in realtà si adagia pigramente su mere “abitudini di pensiero”, su schemi mentali consolidati, su consuetudini convenzionalmente accettate, su di un conformismo imposto d’autorità.

Esiste un film che, pur concedendo molto alla fantasia ed all’estro, come del resto accade per tutte le creazioni artistiche, a mio avviso, riesce a rendere bene l’idea di una modalità di pensiero singolare ed originale che, differenziandosi nettamente dal pensare corrente, massificato ed abitudinario e scalzando ogni schema di giudizio preformato, riesce ad imporsi per il suo estremo “realismo”. Il soggetto portatore di siffatta singolare modalità di pensiero, il protagonista del film, nella sua disarmante ed infantile innocenza, si presenta alla “pubblica opinione”, al “buon senso comune” come un alienato, un disadattato, un individuo inidoneo alla vita reale, un candidato all’emarginazione da recuperare alla “normalità” della visione del mondo dominante.

Invece, saranno proprio i portatori del “pensiero normale”, del “pensiero omologato”, delle “abitudini di pensiero” correnti a dover constatare sconcertati, quale potere di incidere efficacemente sulla realtà, di riuscire nelle faccende del mondo, di proporre soluzioni concrete, possieda il modo di pensare del protagonista del film: proprio quello erroneamente ritenuto fantasioso e fuori dalla realtà. Il film, intitolato “Oltre il giardino”, nella sua spassosa comicità, ben si presta ad offrire possibili spunti per considerazioni afferenti ad una educazione pratica del pensiero.

Ve ne propongo la visione in occasione del prossimo incontro che si terrà

Sabato 14 Ottobre 2017, alle ore 17,00 presso il Centro di Via Napoli, 329/L (nei pressi del palazzo della Telecom, quasi ad angolo con Via Tommaso Fiore).

Confidente nella Vostra apprezzata ed attenta condivisione, ricevete il mio fraterno saluto.

Vs. Michele.