Il risveglio del Chakra Svādhisthāna

della regione ombelicale (1^ parte)

 Il risveglio del Chakra Svādhisthāna della regione ombelicale.

Care Amiche, cari Amici,

ci siamo lasciati quasi due mesi fa, dopo aver condiviso insieme la visione del filmExcalibur, evento che ha segnato il nostro definitivo congedo dalla compianta sede di Via Napoli. Tentiamo ora di riannodare le fila del discorso rimasto in sospeso da quell’appuntamento in poi, sforzandoci di reimmergerci nel ricordo delle emozioni suscitate dalla visione del film. Un film che, stando alle reazioni emerse nello scambio di idee circolato dopo la sua proiezione, tutto ha provocato nelle nostre anime, fuorché indifferenza e disinteresse. E non ci si sarebbe attesi il contrario da un film capace di esprimere, nel linguaggio congeniale all’arte cinematografica, contenuti in stretta attinenza con il tema al quale ci siamo approssimati nell’ultimo scorcio dei nostri incontri: quello inerente allo sviluppo del Chakra della regione ombelicale. In fondo, è stata questa la motivazione che ne ha suggerito la scelta.

Compito di queste note, oltre che introdurre al nostro prossimo incontro, sarà anche quello di illustrare sinteticamente gli anzidetti elementi di analogia e di attinenza, soprattutto a beneficio di coloro ai quali essi non si siano palesati con sufficiente chiarezza. A cominciare da un’entità che, per tutta la durata del film, sia pur non manifestandosi sul piano delle evidenze visibili, come un convitato di pietra, ha aleggiato onnipresente lambendoci con il suo alito rovente: si tratta del drago. La sua affinità con il significato simbolico, i poteri e le funzioni rivestite alla serpe Kundalini, è fin troppo evidente e sarebbe arduo negarla. Ricorderete che nelle note introduttive al cineforum del 21 Aprile, due elementi di fondamentale importanza furono sottolineati con cura particolare. Il primo è quello che le attribuisce il potere di manifestarsi nell’uomo comune come energia sessuale. Anche senza ammettere la dimensione simbolica e sacra di Kundalini, in quanto estranea ai propri postulati teorici, le scienze psicanalitiche le accreditano il medesimo possente attributo di principio vitale universale riconosciutole dai sistemi sapienziali orientali. Ne cambiano, tuttavia, il nome, definendola con un nuovo termine scientifico appositamente coniato per essa: la chiamano libido.

Il secondo elemento che riconnette il drago-serpente Kundalini, invisibilmente operante nella trama di Excalibur, al percorso interiore che stiamo seguendo, è il potente influsso che esso trasmette allo Svādhisthāna-Chakra, il Fiore di Loto a 6 petali, di cui vogliamo ora occuparci, investendolo del suo respiro incandescente, dalle regioni inferiori in cui dorme. E’ in questa regione metafisica dell’essere umano, lambita dal soffio infuocato del drago-serpente Kundalini, che si desta l’invincibile forza sessuale che trasporta nella sua corrente impetuosa tutti gli esseri viventi, traducendosi nelle forme elementari del desiderio, della brama e dell’inappagabile impulso al piacere.

E’ proprio nel drago-serpente Kundalini che ci si rivela il primo vero protagonista del film, che riduce al ruolo di pedine riprese in un gioco cosmico, le figure umane che, solo apparentemente, sembrano muoversi e decidere liberamente. In realtà, si può dire che quasi tutti i personaggi della vicenda sembrano posseduti dall’incantesimo del drago-serpente Kundalini e sono, a loro insaputa, avvinghiati nelle sue spire.

E’ il drago che, ricorrendo all’inganno, complice l’arte magica di Merlino, presta il suo alito per sostenere la cavalcata nel vuoto di Uther Pendragon, tramutato nelle sembianze del Duca di Cornovaglia, fino al cospetto della principessa Igraine, oggetto delle sue brame e da lui posseduta per generare Artù.

E’ il drago che ispirerà in quest’ultimo, il desiderio di congiungersi a Ginevra.

E’ il drago che, con il concorso dell’ammaliante Morgana, ordirà la congiura che farà precipitare nella rovina il regno di Artù, facendo sempre leva sull’invincibile forza del desiderio che scatena nell’anima pura, nobile e votata all’ideale di Ser Lancillotto, inducendolo in tentazione e facendo fallire la sua missione.

E’ il drago che con il suo potere di seduzione favorirà il connubio incestuoso di Artù con la sorellastra Morgana, dal quale sarà concepito il superbo, spietato e luciferico Mordred.

Infine, è sempre il drago  che imprigionerà in una stalattite di quarzo, nel regno dei sogni, il saggio Merlino, dopo che Excalibur, la spina dorsale del drago, sarà stata strappata dalle mani dal suo legittimo possessore, con le disastrose conseguenze che ne deriveranno sul regno: carestie, epidemie, caos dilagante, desolazione e morte.

Il secondo vero protagonista del film è una sacra reliquia, la più sublime e virtuosa che sia mai concesso ad anima umana di poter contemplare. Anche ad essa abbiamo accennato nelle anzidette note introduttive al cineforum del 21 Aprile, alle quali, per meglio ricordare, mi permetto di rimandare le Amiche e gli Amici immemori. E’ il Santo Graal: l’unico rimedio alla misteriosa infermità di Artù, vulnerato da uno stato che non gli permette di continuare a vivere, ma neanche di morire. Ed anche unica speranza di rinascita del regno e di restituzione alla sua originaria condizione di prosperità e di pace. Spetterà a Parsifal, unico rappresentante dell’umanità immune dall’alito bruciante del drago, di meritarsi la grazia del Santo Graal ed innalzarsi alla dignità di suo cavaliere eletto, quella stessa dalla quale Lancillotto decadde vinto dalla passione di Ginevra.

E’ questa presenza del Graal nel film a riconnetterne i contenuti ai temi del nostro incontro ed a confermare la sua attinenza con quanto ancora avremo da dire in riguardo al risveglio del Chakra di cui ci stiamo occupando.

Ricorderete che, tra le altre cose rivelate a tale proposito, si ebbe cura di far osservare l’indubbia affinità di attributi rilevabile fra la “gemma rilucente” temprata dal fuoco sacro che arde nel fiore di loto a 10 petali del plesso solare ed il gioiello in cui si modella il Santo Graal. In quella circostanza si salutò come evento propizio, fausto ed augurabile, sotto il profilo spirituale, la discesa della gemma preziosa dal Manipūra-Chakra, il Fiore di Loto a 10 petali del plesso solare, nello Svādhisthāna-Chakra, alla stessa stregua del movimento di caduta dal cielo dello smeraldo luciferico, destinato a diventare sulla Terra il Santo Graal. Quella discesa in seno al centro astrale in cui esplode la brama sessuale, sarebbe foriera delle forze di benedizione e di santificazione capaci di redimere e di incanalare verso l’alto le energie sessuali che, normalmente, fluendo verso il basso, sono polarizzate nella direzione della generazione animale. Solo la presenza del Santo Graal e la sua viva testimonianza di virtù e di luce, permetterebbe di temperare e moderare il respiro diKundalini e sublimarne gli effetti verso forme più pure e più nobili di desiderio. E’ proprio in questa duplice operazione di invocazione dall’alto delle forze graaliche e di simultaneo movimento dell’anima nella direzione di un incontro e di un confronto con quelle forze, che risiede il segreto del risveglio dello Svādhisthāna-Chakra.

Tutto ciò, inteso in termini puramente teorici ed astratti, fornisce ben scarse indicazioni a chiunque desideri applicarsi a tale risveglio. Del resto, abbiamo già avuto modo di renderci conto del crescente grado di difficoltà incontrato in tal senso, man mano che si procede verso i centri astrali inferiori. Un primo assaggio di tale difficoltà ce lo ha fornito il metodo di risveglio del Chakra del plesso solare, che si discosta molto dal criterio e dalla sistematicità delle istruzioni da seguire per risvegliare i superiori centri astrali laringeo e cardiacoE la difficoltà si accrescerebbe esponenzialmente se si indulgesse ad una trattazione puramente teorica, priva di esempi ricavabili dall’esperienza umana.

Ebbene, ci si sforzerà, nella circostanza, di ovviare a questo inconveniente, proprio traendo spunto dalle esperienze di risveglio interiore tramandateci da movimenti, ordini, fratellanze e correnti spirituali che, emergendo alla ribalta storica, hanno percorso una via iniziatica che ha avuto il suo centro di gravità proprio nel risveglio dello Svādhisthāna-Chakra, il Fiore di Loto a 6 petali della regione ombelicale. Quanta consapevolezza di compiere una tale operazione metafisica abbiano avuto gli adepti di questa Via, non è dato poterlo accertare in maniera attendibile, né tale questione rivestirebbe particolare importanza ai nostri fini.

Ciò che, invece, è importante sapere su questa Via, è che essa non solo trae la sua principale fonte di ispirazione proprio dalla leggenda del Santo Graal, ma può essere considerata una vera e propria impresa di riconquista della sacra reliquia. Impresa che, compiuta con successo, restituirebbe all’uomo la stessa paradisiaca condizione di cui godeva prima di essere espulso dall’Eden: vale a dire dal momento in cui lo Svādhisthāna-Chakra si è addormentato. Ragion per cui, in colui che lo risveglia, si instaura la stessa configurazione astrale che possedeva il nostro progenitore adamitico, prima che il drago-serpente Kundalini lo privasse, con la biblica tentazione, del suo stato di grazia primordiale. E prima che il mitico Albero della Vita si sclerotizzasse nella colonna vertebrale dell’uomo, alla base della quale quella stessa entità oggi dorme alitando il suo respiro saturo di brama e di desiderio.

Questa via iniziatica fu conosciuta col nome di Via del Sacro Amore.

Sarà compito, non certo facile, quello affidato ai nostri prossimi incontri, di svelarne il mistero, facendoci, in questo, aiutare dalle testimonianze storiche di coloro che, con slancio sacrificale e fede indomita, tentarono di percorrerla sfidando le forze aizzatele contro dal drago-serpente-libido, il signore incontrastato dello Svādhisthāna-Chakra.

E’ ciò che, con la vostra indispensabile presenza, confido che avvenga nei prossimi incontri, previsti per:

Venerdì 15 Giugno 2018, alle ore 17,00 presso la Libreria Roma, in Piazza Moro, 13 (di fronte alla Stazione Centrale).

 

Sabato 16 Giugno 2018, alle ore 17,00 sempre presso la Libreria Roma, in Piazza Moro, 13 (di fronte alla Stazione Centrale).

Nella speranza di rivedervi insieme, numerosi, solleciti ed accomunati nel confidente abbraccio fraterno, Vi saluta con la consueta cordialità il Vs. Michele.