Il risveglio dei Chakra

SEMINARIO SOLARE ASSOCIAZIONE CASTALIA

Il risveglio dei Chakra.

Care Amiche, cari Amici,

a partire dal nostro prossimo incontro, affronteremo insieme un nuovo fondamentale capitolo del ciclo, tuttora in corso, dedicato all’Introduzione alla pratica dello sviluppo spirituale: quello relativo alle metodologie di risveglio degli organi del Corpo Astrale.

La scienza spirituale nella terza componente della triplice corporeità umana, il Corpo Astrale, individua, situati in corrispondenza delle principali ghiandole del sistema endocrino, sette organismi a noi noti con le designazioni sanscrite di Chakra o Padma, entrambe traducibili rispettivamente con i termini italiani di “Ruota” o “Fiore di Loto”. Questi organi composti di sostanza astrale, nel contesto del corpo a cui appartengono, assolvono approssimativamente alla stessa funzione demandata ai cinque sensi nel corpo fisico materiale. Come i cinque sensi fisici percepiscono la realtà materiale, così i sette organi del Corpo Astrale percepiscono la corrispondente dimensione animica.

Ma affinché questi sensi astrali possano adempiere efficacemente alla loro funzione di organi di percezione animica, devono essere attivi ed operanti. E lo sarebbero effettivamente, se all’osservazione spirituale essi si dovessero mostrare animati da un movimento rotatorio, alla stregua di mulinelli o di vortici, che irradiano effluvi di luce colorata, la cui intensità e luminosità variano in funzione del grado di evoluzione raggiunto. Tuttavia, che siano animati ed attivi, non lo si può dare affatto per scontato. Anzi, a questo proposito, dalla scienza spirituale apprendiamo che nella tipologia umana venutasi a diffondere nel contesto dell’attuale ciclo di civiltà occidentale moderna, e fatte le debite eccezioni, i Chakra sono immobili, disanimati, spenti, di aspetto opaco, dai colori smorti e privi di qualsiasi indizio di vitalità. A questa condizione di letargia e di atrofia non sono giunti all’improvviso o in un breve arco di tempo, bensì dopo un lungo processo di graduale assopimento che è durato interi millenni e che è culminato con la paralisi totale in cui oggi versano. L’estinzione completa di ogni attività nei Chakra ha coinciso con la totale scomparsa, nell’uomo della nostra epoca, di qualsiasi facoltà extranormale. Questo è accaduto perché l’azione dei Chakra, oltre che consistere nel percepire realtà e dimensioni che si estendono oltre i domini che ricadono sotto il controllo dei sensi fisici, promuove l’esercizio di facoltà e di poteri come la telepatia, la levitazione, la precognizione, la creatività magica, la psicocinesi, la profezia, ecc. di cui l’umanità appartenente ad un remoto passato disponeva, nella stessa misura in cui l’umanità attuale può vantare il possesso di un intelletto che eccelle in logica e capacità di raziocinio.

Ed in effetti, è proprio con la moneta dello smarrimento delle suddette facoltà sovrasensibili, che l’umanità attuale ha dovuto pagare la conquista di un’intelligenza prodigiosa e l’affermarsi di un elevato livello di autocoscienza, in virtù di una legge di equilibrio universale che decreta il guadagno su di versante a discapito di una pari perdita nell’altro. L’abolizione di ogni capacità di visione e di azione sovrasensibile sopravvenuta con la paralisi dei Chakra, ha avuto come conseguenza l’eclissi del mondo spirituale nella coscienza. E la totale cecità spirituale, che ormai da tempo è divenuta condizione endemica nell’interiorità umana, ha avuto come conseguenza il generalizzato affermarsi di una concezione materialistica dell’esistenza, avente portata e vastità non riscontrabile in nessun’altra epoca passata.

Da ciò è facile arguire come il superamento dell’imperversante ottusità spirituale, alla quale sono da imputarsi i disastri ambientali, sociali, culturali ed economici a cui assistiamo attoniti quotidianamente, sia subordinata ad una ripresa di contatti e di relazioni privilegiate con la realtà che si è oscurata assieme ai sensi interiori che la percepivano. Superamento che s’impone con urgenza, prima che gli ultimi flebili e sopravviventi collegamenti con il sovramondo s’interrompano definitivamente. Ciò dimostra come la questione del risveglio dei Chakra dal loro secolare torpore, lungi dal costituire oziosa ed utopistica aspirazione di ricercatori spirituali animati dall’amore per la verità o materia di esclusivo appannaggio di un raro e sparuto manipolo di sperimentatori, abbia delle ricadute molto concrete soprattutto sul piano materiale e sulle prospettive di sopravvivenza dell’esperienza umana. Perché è solo rianimando gli organi del Corpo Astrale che si può sperare di ottenere risposte, da oltre la soglia del mondo materiale, alle molteplici domande che questo stesso mondo solleva intorno ai suoi destini futuri, talora con angosciante aspettativa.

Tutto, però, sta nell’intendersi bene e con discernimento su come deve essere condotta questa operazione di risveglio degli organi astrali. Perché di metodi, data la considerevole e fitta rete di informazioni in circolazione sulla materia, ne vengono offerti a profusione e non tutti sono innocui o esenti da inconvenienti per la salute del corpo e dell’anima. I meno insidiosi presumono di interagire con i Chakra affidandosi a tecniche di manipolazione meccanica dei distretti corporei in cui sono ubicati, fondandosi sul presupposto, oserei dire illusorio, di operarne l'”apertura” stimolandoli fisicamente. Altri metodi, oggi molto diffusi in margine alle discipline terapeutiche alternative, si fondano sul principio di infondere ai Chakra, correnti di energia vitale per provocarne la dinamizzazione. Principio, quest’ultimo, non proprio rigorosamente esatto sotto il profilo scientifico-spirituale, poiché in questo caso il piano eterico, sul quale agisce la trasmissione delle correnti di energia vitale, viene confuso e mescolato con quello astrale a cui, invece, appartengono i Chakra. L’innegabile beneficio ricavabile da queste tecniche, prettamente sul versante della salute fisica, non derivano, come erroneamente si crede, dalla cosiddetta “apertura dei Chakra“, in quanto nulla si modifica in essi, bensì da una riattivazione del flusso delle correnti energetiche del Corpo Eterico, laddove esse siano deficitarie.

Anche allo Yoga viene attualmente riconosciuto il ruolo di rilievo che riveste da millenni, fra le discipline finalizzate al risveglio dei Chakra. Tuttavia, si tratta di un riconoscimento che, pur animato da legittime aspirazioni, non  è immune da un equivoco di fondo, complice la diffusa incomprensione della mentalità dominante nei confronti delle dottrine tradizionali. L’equivoco consiste nel considerare lo Yoga in maniera parziale e riduttiva, restringendone il campo d’azione al mero esercizio di discipline del corpo e della mente. A parte il fatto che questo errato convincimento sullo Yoga, che risente molto dell’influsso delle tante mode salutiste oggi in voga in Occidente, ignora che alla formulazione delle dottrine Yoga, concorrono una miriade di sistemi religiosi e di scuole filosofiche, tra le quali il Bhakti-Yoga (lo Yoga della devozione), il Raja-Yoga (lo Yoga regale), il Karma-Yoga (lo Yoga dell’azione) e l’Jnana-Yoga (lo Yoga della conoscenza), solo per fare qualche esempio, nelle quali l’esercizio di discipline psicofisiche assume una parte marginale, se non è del tutto assente. Ma anche a voler prendere in esame la dottrina esposta nel principale trattato di Yoga classico, gli Yoga Sutra di Patanjali, nel quale vengono dettate tecniche che fanno leva sul corpo come Asana (le posizioni) e Pranayama (il respiro), esse non sono da intendersi come parti a sé stanti, ma integrate all’interno di un sistema molto più complesso, chiamato Astanga, nel quale vengono prescritti oltre che esercizio fisico, anche l’osservanza di severe norme etiche e discipline di introiezione, concentrazione e meditazione. Per l’asceta indiano praticare lo Yoga non significa soltanto esercitarsi nell’accurata esecuzione delle Asana,  nel controllare il respiro o nel digiunare, ma nel seguire una via di realizzazione spirituale che, oltre alle tecniche ascetiche applicate al corpo, passa attraverso il perfezionamento delle virtù morali, la devozione, la preghiera, il distacco dalla mondanità, la concentrazione e la meditazione. Tutto questo implica l’assunzione di stili di vita e di scelte esistenziali molto distanti dal modo di essere che si è dato l’uomo occidentale moderno. Difficilmente oggi un cittadino europeo o americano, per come vive, pensa, sente e vuole nell’ambiente in cui è quotidianamente immerso, sarebbe capace di conseguire il raccoglimento, la pace interiore, la sobrietà dei sensi, il silenzio mentale e l’imperturbabilità dello yogi. E difficilmente, anche a causa dell’estrema diversità della sua costituzione interiore rispetto a quella posseduta dallo yogi, sarebbe capace di risvegliare i suoi Chakra indirizzandovi coscientemente il potere energizzante delle correnti del suo Corpo Eterico: quelle che il Kundalini-Yoga chiama Ida, Pingala e Sushumna. Correnti energetiche suscitate dal cammino ascetico che il guru è in grado di controllare volontariamente in sé stesso e che sa suscitare sapientemente nel suo discepolo. Senza voler escludere aprioristicamente la possibilità di casi eccezionali di individui spontaneamente dotati di tale capacità, l’uomo occidentale moderno allo Yoga può chiedere al massimo flessibilità articolare, agilità, regolarità respiratoria, equilibrio psichico ed una certa riflessività: il che non è poco. Ma da questo a voler pretendere la cosiddetta “apertura dei Chakra”, sotto il profilo scientifico-spirituale, ci sembra, a dir poco, azzardato.

Ben altro discorso vale nei confronti delle metodologie di rianimazione dei Chakra che si ottiene attraverso la somministrazione di sostanze chimiche, sia naturali che artificiali, comunemente chiamate “droghe”.  Se lo spazio a disposizione in queste note ce lo consentisse, ad esse dedicheremmo l’ampia e dettagliata attenzione che meritano, soprattutto per quel che riguarda i gravi rischi per la salute da esse derivanti. In questo caso, il presupposto è quello di esercitare un’azione violenta indotta dall’esterno sui Chakra, interferendo farmacologicamente con l’attività delle ghiandole endocrine, che sono il loro corrispondente fisico ed organico. In un remoto passato, queste metodologie di risveglio astrale venivano sapientemente applicate in cerimonie sacre e di iniziazione da ordini sacerdotali in possesso di profonde conoscenze. Ancora oggi, in alcune aree sperdute e non “civilizzate” del pianeta, frammenti di queste conoscenze iniziatiche si sono preservati in ristrette comunità religiose, con le quali appassionati ricercatori possono occasionalmente venire a contatto. Emblematico, a tale proposito, è il caso dell’incontro di Carlos Castaneda con Don Juan, ultimo rappresentante dell’antica tradizione sacra tolteca, grazie al quale questo genere di sperimentazione, condotta con discernimento e sotto il controllo di un esperto sciamano, non ha dato adito a conseguenze deleterie. Conseguenze che inevitabilmente patiscono sulla loro pelle tutti gli incauti e dissennati “sperimentatori” dell’occidente “progredito” e materialista, che si avventurano nei territori del mondo astrale senza alcuna preparazione e privi di qualsiasi riferimento sacro. Conseguenze che, invece, sarebbero sicuramente risparmiate se ci si accostasse a questa materia con assennato criterio di sano giudizio e con un approccio adeguato all’umanità del tempo presente. Criterio ed approccio che si fondano su di un postulato ragionevole ed incontestabile: su ciò che è composto di sostanza animica, come è il caso dei Chakra, si può agire solo con strumenti animici. E quali sono questi strumenti? Sono le stesse facoltà di cui l’anima si serve nell’esistenza umana: il pensiero, il sentimento e la volontà.

E qui entriamo nel merito di ciò che condivideremo a partire dal prossimo incontro. Perché è proprio l’assunzione a paradigma della formula “è l’animico a saper risvegliare l’animico” che, nel corso dei nostri prossimi incontri, ci permetterà di accostarci ad una metodologia di risveglio degli organi animici del Corpo Astrale. Avremo modo di vedere come questa metodologia consista in una particolare educazione delle facoltà interiori, indirizzata alla riattivazione dei Chakra che, nel contempo, presti attenzione al loro sviluppo sano ed equilibrato. E si vedrà come, a questo scopo, sarà il caso di esaminare ogni singolo organo del Corpo Astrale, avvalendoci non tanto del suo attributo di Chakra o di formazione roteante, quanto di Padma o Fiore di Loto provvisto di un certo numero di petali, vale a dire dell’altro modo di definire questi organi animici.

Nel primo incontro del ciclo dedicato al risveglio dei Chakra, condivideremo insieme un preambolo introduttivo al tema. Mentre nell’ambito di ogni incontro successivo ogni singolo Fiore di Loto sarà esaminato dettagliatamente e saranno esposte le metodologie di risveglio che gli sono applicabili. Per linee sommarie, è questo il programma che ci accompagnerà a partire dai prossimi due incontri che si terranno:

Venerdì, 15 Dicembre alle ore 17,30 presso Libreria Roma, in Piazza Moro, 13 (di fronte alla Stazione Centrale).


Sabato 16 Dicembre 2017, alle ore 17,00 presso il Centro di Via Napoli, 329/L (nei pressi del palazzo della Telecom, quasi ad angolo con Via Tommaso Fiore).


Nella certezza di condividere insieme a Voi questo nuovo percorso di conoscenza e confidando nella Vs. preziosa compagnia, Vi abbraccia affettuosamente il Vs. Michele.