Il risveglio del Chakra

del plesso cardiaco

Il risveglio del Chakra del plesso cardiaco.

Care Amiche, cari Amici,

proseguendo nella direzione che ci siamo proposti di percorrere al principio dell’attuale ciclo, nel prossimo incontro ci imbatteremo nell’organo astrale situato nella regione del cuore, il Fiore di Loto a 12 petaliconosciuto dalla tradizione sapienziale indiana con la denominazione sanscrita di Anâhata-Chakra.

Il termine Anâhata, appartiene alla categoria di quelle parole del vocabolario sanscrito che, iniziando con la “A” privativa, si traducono nel contrario di un altro vocabolo o nella sua negazione. Per questo, A-nâhata,significando propriamente “non-colpito” o “non-percosso”, allude ad una realtà che non può essere violata, oltraggiata o traumatizzata. In virtù di tale significato, l’Anâhata-Chakra rappresenta lo spazio sacro nel quale regna sovrana una quiete imperturbabile, non disturbata da clamore, discordia, attriti e conflitti. E’ il luogo interiore della calma e del silenzio, ove la coscienza dell’asceta che vi penetra, realizza lo stato della pace integrale e del più perfetto equilibrio. Non a caso questo Chakra, il quarto in ordine di successione, occupa esattamente la posizione centrale fra gli altri sette. E, parimenti, non a caso, la figura geometrica che domina nel suo mandala, i due triangoli equilateri intrecciati, combinati in base alla stessa disposizione riscontrabile nel Sigillo di Salomone, ispira l’idea di equilibrio, di pace e di armonia.

Ma quelle sopra accennate sono solo alcune delle molteplici qualità possedute da questo organo astrale poiché, seguendo lo stesso criterio adottato nei confronti del Vishuddha-Chakra, vale a dire del Fiore di Loto a 16 petali del plesso laringeo, sul quale ci siamo intrattenuti nel nostro ultimo incontro, scopriremo altri aspetti di esso disseminati lungo due linee maestre parallele. Per seguire la prima linea, come già sperimentato nello scorso incontro, ci avvarremo della testimonianza del Shat-Chakra Nirûpana, un trattato di Kundalini-Yoga redatto in versetti sanscriti dallo swami bengalese Purnananda, intorno al XVI secolo d.C. Saranno letti e commentati i versetti dal 22 al 27, nei quali l’ Anâhata-Chakra viene descritto in maniera particolareggiata. Questo antico manoscritto, facente parte integrante di un testo di metafisica indiana, molto più corposo e complesso, intitolato Shrî-Tattva Chintâmani, è specificamente dedicato proprio alla descrizione dei sette Chakra principali, senza che per questo venga trascurato di riservare qualche attenzione anche ai Chakra minori, che gravitano nella sfera d’influenza dei principali, come satelliti intorno ai loro pianeti.

Incamminandoci sul secondo percorso parallelo, identico a quello seguito nell’incontro precedente, ci trasferiremo sul versante occidentale della scienza spirituale, per entrare nel merito delle sei discipline fondamentali da applicare al risveglio del Fiore di Loto a 12 petali del plesso cardiaco.

Anche in questo frangente, avremo modo di renderci chiaramente conto, di quale ruolo fondamentale rivestano determinati processi animici che investono le sfere del pensiero, del sentimento e della volontà, ai quali nella vita ordinaria, solitamente, non si presta sufficiente attenzione e che, se assunti e controllati con un superiore grado di consapevolezza, diventano formidabili strumenti di rigenerazione interiore. Nella fattispecie, le sei pratiche interiori che passeremo in rassegna la prossima volta, nel loro assieme, costituiscono il metodo scientifico-spirituale che favorisce la rianimazione dell’organo astrale del plesso cardiaco, entrato nella sua attuale condizione di paralisi, in un’epoca anteriore a quella che ha assistito all’addormentarsi del Vishuddha-Chakra. Ognuna delle sei discipline stimola la riattivazione di ogni singolo petalo destinato a risvegliarsi dal letargo millenario in cui è sprofondato. Ed il risveglio di ogni petalo, oltre che incidere sensibilmente sulla fisionomia interiore complessiva del praticante, che ne viene profondamente modificata, si associa al simultaneo sviluppo di una specifica qualità animica, rimasta silente fino a quel momento.

Anche per il Fiore di Loto a 12 petali del plesso cardiaco, vale lo stesso concetto già espresso in riferimento al Fiore di Loto a 16 petali della gola. Le metodologie di sviluppo proposte nei nostri incontri, oltre che totalmente immuni da effetti collaterali nocivi alla salute dei suoi sperimentatori, qualora venissero esercitate a prescindere dall’intento di conseguire risultati sul piano prettamente spirituale, comunque producono salutari azioni rigeneranti sull’organismo psico-fisico, ripristinando equilibri alterati dall’insano stile di vita a cui, nostro malgrado, la civiltà occidentale moderna ci assoggetta. Quindi, al di là della loro valenza iniziatica, comunque vale la pena di praticarle a scopo terapeutico.

L’obiettivo a cui mirano queste metodologie è la stimolazione dei petali che devono essere rianimati ex-novo, senza interessare minimamente quelli che anticamente erano attivi e che, in coincidenza con l’inizio del Kali-Yuga, si sono sclerotizzati. Se si desidera perseguire un metodo corretto e conforme alla fisionomia interiore dell’uomo di questo tempo, questi ultimi devono essere lasciati intatti, non devono essere rianimati, poiché, nell’evenienza che ciò accadesse, si assisterebbe, non ad un progresso, ma ad un’involuzione spirituale connotata da condizioni di coscienza inferiori alla veglia ordinaria e molto affini a stati psichici patologici. Una via spirituale è autentica se conduce lo sperimentatore alla realizzazione di una super-coscienza, in cui tutto ciò che prima era avvolto nelle nebbie dell’ignoranza si svela in tutta la sua trasparente ed adamantina chiarezza. Non lo è più, se il dono prezioso di una sana presenza consapevole viene barattato con l’ingannevole promessa di facoltà e di poteri eccezionali, accettati anche a costo di precipitare negli abissi del subcosciente con l’illusione di scalare il regno dei cieli. Mai i fautori della Via Iniziatica del nostro tempo pretenderanno dal ricercatore spirituale la rinuncia a questo dono, frutto di un processo evolutivo durato millenni.

Persuasi che il progresso interiore, a cui aspirano le anime incarnatesi nell’attuale epoca di massimo oscuramento spirituale, debba condurre ad un miglioramento complessivo della persona, ci apprestiamo ad accogliere nel nostro cuore ed a farne tesoro, un altro prezioso frammento della saggezza perenne, espressa nel linguaggio congeniale all’umanità del tempo presente.

Coltivando nell’intimo tale fiduciosa aspettativa, confidiamo nel suo coronamento nel corso dei due prossimi incontri che si terranno, rispettivamente:


Venerdì 9 Marzo 2018, alle ore 17,30 presso la Libreria Roma, in Piazza Moro, 13 (di fronte alla Stazione Centrale).


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Sabato 10 Marzo 2018, alle ore 17,00 presso il Centro di Via Napoli, 329/L (nei pressi del palazzo della Telecom, quasi ad angolo con Via Tommaso Fiore).


Condividendo con Voi tutte/i la stessa certezza, Vi abbraccia fraternamente il Vs. Michele.