Cineforun sul Chakra

della regione ombelicale

Cineforum sul Chakra della regione ombelicale.

Care Amiche, cari Amici,

Nel corso del nostro ultimo incontro, la ricognizione dei fiori di loto
finalizzata ad investigarne le metodologie di risveglio, ci ha introdotti
nelle regioni inferiori del corpo astrale. Lungo l’itinerario seguito, ci
siamo imbattuti nell’organo astrale che costituisce la soglia e l’ideale
porta di accesso a queste regioni: il Manipûra-Chakra. Inoltrandoci
nell’ambiente di questo fiore di loto, abbiamo assistito ad un repentino e
radicale mutamento di scenario rispetto a quelli con i quali abbiamo
imparato a familiarizzare esplorando i fiori di loto a 16 e 12 petali
dell’astrale superiore. Così come si sarà anche notata la profonda
differenza di natura delle metodologie di risveglio da applicare al
Manipûra-Chakra in confronto a quelle apprese in riferimento ai Chakra
superiori. Si è ripetutamente sottolineato quale crescente grado di
difficoltà esse comportino, man mano che si procede giù in profondità in
direzione dei Chakra della regione ombelicale e genitale.

La vera difficoltà da affrontare, invero da non sottovalutare, risiede non
tanto nel rendere accessibili alla comune comprensione la configurazione, le
funzioni, le qualità e le componenti sovrumane presenti nei fiori di loto
dell’astrale inferiore, quanto nello scongiurare distorte interpretazioni ed
equivoci fuorvianti in riguardo alla natura delle forze che da essi si
sprigionano. Compito tanto più impegnativo, per quanto ostica e delicata è
la materia in cui questa particolare tipologia di Chakra affonda le sue radici.

Il fiore di loto a 6 petali della regione ombelicale, lo Svādhisthāna-Chakra, per la posizione che occupa nell’organismo umano, risente in maniera accentuata dell’influsso che promana dal Mūlādhāra-Chakra, il fiore di loto a 4 petali situato alla base della spina dorsale, attorno al quale si avvolgono le spire della serpe Kundalini.
Quest’ultima entità rappresenta il sacro simulacro della potenza cosmica che
infonde energia vitale a tutte le creature viventi nell’universo. Come si
diceva, essendo avvolta alla base della colonna vertebrale, mentre serra tra
le sue spire il Mūlādhāra-Chakra, essa è immersa in un sonno profondo. Gli
antichi trattati di Yoga insegnano discipline specifiche finalizzate a
risvegliare dal sonno Kundalini ed a farla risalire verso l’alto lungo la
colonna vertebrale. Nell’uomo comune la presenza e l’influsso di Kundalini
si manifesta essenzialmente come energia sessuale. Infatti, sebbene nella
stragrande maggioranza degli esseri umani essa giaccia immobile, inerte e
dormiente alla base della spina dorsale, il suo respiro infuocato, comunque,
giunge a lambire il fiore di loto a 6 petali della regione ombelicale,
trasmettendogli il suo potente influsso. Influsso che in questo Chakra si
traduce in desiderio sessuale. E’ qui che nasce e si satura di forza
espansiva l’impulso al concepimento ed alla generazione delle creature
viventi, proprio in virtù della prossimità dello Svādhisthāna-Chakra alla
fonte da cui sgorga la potenza creatrice che muove l’universo, quella
concentrata in sommo grado nel Chakra più basso e radicale di tutti: il
Mūlādhāra-Chakra.

Ma lo Svādhisthāna-Chakra, proprio per il fatto che occupa una posizione
intermedia, non è investito soltanto dalle esalazioni sulfuree provenienti
dalle regioni inferiori di dominio del Mūlādhāra-Chakra, ma subisce anche
l’influsso delle forze che discendono dal sovrastante Manipūra-Chakra,
secondo modalità speciali alle quali, in questa sede, siamo obbligati ad
accennare solo fugacemente.

Quando, nel nostro ultimo incontro ci si è occupati proprio del
Manipūra-Chakra, si è avuto cura di tradurne innanzitutto il significato:
per questo si disse che è il  centro astrale in cui sorge la città adornata
della “gemma rilucente”. Traendo spunto da questa traduzione, si è anche
sottolineata la somiglianza di funzioni fra questo fiore di loto e l’atanor,
il forno alchemico nel quale i discepoli di Ermete temprano la pietra
filosofale, la cui affinità con la “gemma rilucente” custodita nel
Manipūra-Chakra è fin troppo evidente.

Ma vi è un altro gioiello che, in maniera altrettanto evidente, mostra delle
indubbie affinità con la stessa “gemma rilucente” nel centro astrale del
plesso solare. In alcune versioni della leggenda del Graal, si narra che il
sacro calice in cui Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Gesù Cristo,
fosse stato scolpito nello smeraldo staccatosi dal diadema di Lucifero
durante l’infuriare dell’epica battaglia celeste ingaggiata contro le
schiere dell’Arcangelo Michele. In una di queste versioni, precisamente nel
Parzival, scritto dal templare Wolfram Von Eschenbach, essa assume la
bizzarra denominazione di lapsit exillis, espressione intraducibile ed
enigmatica, ma che grazie ad artifici verbali, potrebbe significare,
appunto, pietra caduta dal cielo. Quella stessa pietra che, nelle versioni
cristianizzate della leggenda, assume la fisionomia di sacro calice,
universalmente conosciuto col nome di Santo Graal.

Ebbene, alla luce della prospettiva sopra delineata, nulla ci impedirebbe di
trasferire alla “gemma rilucente” temprata dal fuoco sacro che arde nel
fiore di loto a 10 petali del plesso solare, gli stessi attributi posseduti
dal gioiello in cui si modella il Santo Graal. Ipotesi non proprio
avventata, se nel vecchio Rudra cosparso di cenere, uno dei deva dimoranti
nel Manipūra-Chakra, è possibile ravvisare la stessa tendenza al ritardo
evolutivo e lo stesso attaccamento al passato che lo fanno tanto
rassomigliare all’ardente e sulfureo Lucifero. E cosa ci impedirebbe di
intravvedere nella traslazione della gemma preziosa dal Manipūra-Chakra allo
Svādhisthāna-Chakra, lo stesso movimento di caduta dal cielo dello smeraldo
luciferico, destinato a diventare sulla Terra il Santo Graal? E se questa
caduta della sacra gemma in seno al centro astrale in cui esplode la brama
sessuale, fosse provvidenziale alla redenzione ed alla santificazione della
stessa forza che trasforma l’essere umano in una bestia? E se questa discesa
dalle regioni dell’astrale superiore servisse a temperare e moderare il
respiro di Kundalini  per sublimarne gli effetti verso forme più pure e più
nobili di desiderio?
Siamo certi che si potrebbero formulare convincenti risposte a queste
domande ricorrendo a persuasive argomentazioni teoriche, magari sostenute da testimonianze attinte dalla sfera del sacro. Ma con altrettanta certezza,
sarei propenso a ritenere che risposte ancora più soddisfacenti potrebbero
provenire da forme espressive molto più efficaci di astratte formulazioni
intellettuali. Per esempio, potrebbero esserci offerte valide risposte dal
linguaggio artistico che sa parlare direttamente al nostro cuore,
risparmiandoci cervellotiche elucubrazioni. Spesso, in passato, ci siamo
affidati al linguaggio espresso da una forma d’arte moderna, la
cinematografia, per farci compenetrare e coinvolgere emotivamente da
messaggi spirituali altrimenti inesprimibili.

Credo che sia utile ricorrervi anche in questo frangente, per farci svelare
il segreto della sublimazione della forza sessuale operante nel mistero del
Sacro Amore, quale impresa del Graal del tempo presente.

Sarà un film, care Amiche e cari Amici a tentare di fornirci le chiavi di
accesso a questo altissimo mistero, attraverso le vie del cuore e non quelle
della mente. Un film di cui preferisco non rivelare il titolo, non tanto per
scoraggiarne la preventiva visione (misura inutile, perché sono sicuro che
molti di voi l’avranno già visto), ma perché possa essere fruito alla luce
di ciò che è stato accennato fin qui, in riferimento al mistero della
trasmutazione dell’energia sessuale orientata a risvegliare il fiore di loto
a 6 petali della regione ombelicale.

Ci apprestiamo, pertanto, a condividere insieme questa stimolante esperienza
interiore, non in un’anonima e fredda sala cinematografica o nell’isolamento
di un comodo salotto, ma nel consesso di un circolo di anime riunite nel
medesimo fraterno afflato spirituale, il prossimo:

Sabato 21 Aprile 2018, alle ore 17,00 presso il Centro di Via Napoli, 329/L (nei pressi del palazzo della Telecom, quasi ad angolo con Via Tommaso Fiore).


Mi preme raccomandarvi con sollecitudine l’osservanza della puntualità,
poiché la durata del film è di due ore e mezza. Pertanto, onde contenerne la
proiezione entro e non oltre le ore 20,00, sarà indispensabile iniziare in
perfetto orario.

Nel fare appello al Vostro senso di responsabilità, Vi abbraccia
fraternamente il Vs. Michele.


P.S.: Il prossimo, sarà l’ultimo incontro che terremo presso la sede di Via
Napoli. E sarà anche l’occasione per congedarci da un luogo nella cui
atmosfera sottile, in quasi due anni di attività, le nostre anime hanno
impresso pensieri, sentimenti ed aspirazioni rivolte al mondo spirituale.
Già questo sarebbe un motivo sufficiente a ritrovarci in quel luogo per
l’ultima volta. Vi aspetto.