Conferenza

“I misteri della celeste Basilica”

I misteri della celeste Basilica

Conferenza pubblica di Sabato 30 Settembre 2017 – ore 17.00

Associazione Castalia

“Locus terribilis est iste; domus dei et ianua coeli“; “Luogo terribile è questo; casa di Dio e porta del cielo”: questa è l’iscrizione che sovrasta l’ingresso angioino della Basilica di Monte S. Angelo, sottolineando quel “sacro timore” che certamente provavano i pellegrini medievali quando – dopo un viaggio lunghissimo e irto di difficoltà – giungevano infine al culmine della “valle Iana”, sulla vetta del monte santo che guarda da un lato alla sterminata pianura del Tavoliere e dall’altro alla misteriosa valle di Carbonara, dove si estendeva il “nemeton garganicum“; bosco sacro delle antiche popolazioni Daune e scorreva il fiume Altheno, dalle acque ritenute miracolose e curative.

Immersa in quella che era, sin dal neolitico, una vasta necropoli sorta – non a a caso – sulla “montagna occidentale” (luogo di riposo e “passaggio” delle Anime), la “celeste Basilica” è l’unico luogo sacro cristiano che non sia mai stato consacrato da mano umana, per espresso volere dell’Arcangelo apparso in sogno al vescovo di Siponto Lorenzo Maiorano.

Tre volte l’Angelo dovette apparire prima che il vescovo e i fedeli avessero il coraggio di penetrare in quella oscura spelonca, davanti alla quale si era misteriosamente inginocchiato il maestoso toro di un ricco possidente, che invano aveva cercato di colpirlo con una freccia. Il dardo era tornato indietro e aveva ferito colui che lo scagliava, rivelando la presenza divina nel cuore oscuro della montagna.

Questi e tanti altri indizi suggeriscono che la grotta, un tempo nota come “speculum” o “oraculum” garganico, fosse un luogo di culto molto prima che i cristiani ne prendessero possesso, probabilmente dedicato a divinità solari come Apollo o Mithra, oppure all’indovino Calcante, figlio del dio del sole e – prima ancora – alla Grande Madre ctonia venerata in tante altre grotte e ipogei della Daunia.

Per secoli la caverna di Monte S Angelo è stato Il più importante luogo di pellegrinaggio del medioevo insieme a Gerusalemme e Santiago de Compostela; il “viaggio all’Angelo”, meta di migliaia di devoti provenienti soprattutto dal nord Europa, che vi hanno lasciato una impressionante mole di testimonianze epigrafiche; una vera e propria “antologia” di iscrizioni e simboli sacri che ne costellano i luoghi di accesso.

In questo remoto luogo della Puglia hanno sostato in preghiera Re e Imperatori, Santi e Papi e ciascuno ha lasciato una traccia della propria presenza. I bizantini lo cristianizzarono; i longobardi ne fecero il proprio santuario nazionale; i normanni partirono proprio da qui alla conquista della Puglia bizantina; l’Imperatore Enrico II vi ebbe le visioni mistiche che lo condussero alla beatitudine; Federico II e san Francesco lo visitarono, anche se il santo di Assisi non si sentì degno di varcarne la soglia; i sovrani Angioni infine, ne stravolsero completamente l’assetto, che già era stato pesantemente alterato da precedenti interventi architettonici.

Insieme cercheremo di capire quale fosse l’aspetto originario della grotta sacra di Michele e di coglierne i caratteri del tutto peculiari legati al sonno di guarigione, alla acque miracolose, al culto delle pietre e all’orientamento solstiziale e alle radici pagane e mostreremo lo straordinario apparato simbolico di significato alchemico e trasformativo che i pellegrini via hanno lasciato, a imperitura testimonianza del loro passaggio.

L’incontro sarà tenuto da Attilio Castronuovo. La partecipazione è quanto mai consigliata a coloro che prenderanno parte alla visita ai luoghi micaelitici organizzata da questa Associazione per la successiva domenica 1° ottobre.

Bari via Napoli 329/L (nei pressi del Palazzo della Telecom, quasi ad angolo di via Tommaso Fiore)